Posts Tagged ‘poesia’

Lago del tempo

Novembre 18, 2009

questo ucciderà quello
annerirà il pane
segneremo le porte
sarà piscio di cane

ma non serviranno uomini
anche se faranno la loro
che sarà loro la sorte
come per talpe e cavedani

nel lago del tempo.

mentre là sotto ci aspettano fossili
preartropodi memori della marea
che per milioni di anni vinse gli asfalti:
trilobiti (granulazioni e scheletri)

la tua paura in migliaia di anelli.

tutto quello che vedi è già pietra: mie, milioni di cellule
di libellule e rane in acque torbide
una pianura un tempo golfo a mare aperto:
verrà a prenderci e ci saremo
verrà a sommergerci e sarà un ritorno

il lago del tempo.



(bomba gastronomica)

Dicembre 31, 2008

 il mcdonald della stazione
dove lavorano le ucraine
che sognano i suv e le feste
a capodanno chiuderà
alle venti e trenta.

dopo arriveremo noi
a piazzare la nostra bomba
di verza salami stracchini
che esploderà gastronomica

(bum tum fiuuuuu
buuum sciac!!!)

quando sarà mezzanotte.

Corteccia

Novembre 13, 2008

e tu mi chiedi cosa è il mio vuoto
io ti rispondo di un mattino
che lascia immoto e muto.

deraglia un malincuore, strappa
quest’uomo trapassandolo di lato:
un pesce nell’ammazzatoio,
un fabbro che batte eterno,
un gorgo che travolge
e tiene illuso e infermo.

ma tu mi chiedi cosa è il mio vuoto,
io ti rispondo senza affanno
di un silenzio puro e scompagnato.

sei tu l’albero fuggito
che nasceva dal mio stomaco
e risaliva penetrando il corpo:
un respiro occupato di rami e foglie,
di sogni e voglie, corteccia dalla carne
ad afferrare un cielo senza forme.

ma tu mi chiedi cosa è il mio vuoto
io ti rispondo di un mattino
che lascia immoto e muto:
un mattino che lascia immoto e muto,
immoto e muto…

Generazione

Ottobre 7, 2008

«cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero»
(Le Luci della Centrale Elettrica)

facciamo i camerieri nei sabati sera quando si divertono gli altri
a cui teniamo i figli e i cani a cui fissiamo appuntamenti
per vendere oggetti già finiti come il nostro non-futuro.

ci daremo fuoco nelle piazze dopo esser stati licenziati
esploderemo nei call-center alla fine di un trimestre
per scriverci messaggi: comincia la jihad,
che non leggeremo mai.

e potrete trovarci anche quando non siamo soli
a succhiare nelle metro i pavimenti di linoleum
ad ascoltare tutti insieme ognuno il nostro ipod,

tutti contro tutti, ognuno il nostro ipod.

Senza titolo

Settembre 14, 2008

il tuo amore è finito nello spazio buio
che sta sotto ai sanitari del mio bagno

quei sanitari moderni
come me appesi al muro,
che non toccano terra

ma fanno tanto futuro.

Senza titolo

Agosto 24, 2008

accorgersi è niente
sotto le coperte una sera
che non sono più assoluti
i desideri e religiosi i giorni, come lampi.

è mancarsi il difficile:
alzare la maglietta azzurra
e vedere che è solo poco buio e polvere di lana
il nostro ombelico adulto.

lo stesso che guardavamo sempre
pochi mesi fa: di un ospite che si farà sentire ancora
o di un polpo senza quiete
la nostra dura tana.

I giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male. E non per le solite crisi esistenziali che costellano la giovinezza, ma perché un ospite inquietante, il nichilismo, si aggira tra loro, penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui.
(Umberto Galimberti, da “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani”, Feltrinelli, 2007)

Milano nel tuo nome

Luglio 22, 2008

Milano nel tuo nome
non c’è come non ci sono io
nei sottopassi nei parties
affollati e solitari
nelle grida d’aiuto
che sono l’unica aria
dei centri commerciali.

ti chiami pietra viva,
carta carbone, fiume scabro;
pronunciano il tuo nome
parole di terra e fuga;
sei il barbaro al confine
che ucciderà lavando
questi giorni a ustione fredda
a tradimento a contratto.

Milano non è nel tuo nome
e ti vede in una sola lunga ombra,
ma tu la cancelli.

(la religione del mio tempo)

Giugno 30, 2008

dio è morto
quando mike bongiorno
ha lasciato la ruota della fortuna.

i pacchi sono solo scaramanzia:
flavio insinna è il nostro padrepio.

Nella fine

Giugno 22, 2008

e nella fine non è terra e mare
ma solo mare e testa: la mia testa
sulle spalle le anche il busto
braccia e gambe dove finire.

non mi tuffo, sono immerso e annego
perché qui è annegare senza terra
e tocco la mia testa, la mia kippah di capelli:

un cespuglio sotto il cielo

(senza dio).

Senza titolo

Maggio 27, 2008

ora ho il freddo addosso
di un calorifero abbandonato,

non solo staccato dalle canne
ma proprio abbandonato

in una discarica senza più muri,
col freddo addosso dello scorso

inverno, che ancora non è vicino
quello nuovo.

14 maggio 2008: ilsensodellecose – reading-concerto di Luca Barachetti + ivonne_gut

Maggio 7, 2008

14 maggio 2008 – ore 21.00
Circolo ARCI Delta/House di Torre Boldone (Bg)
via Borghetto 8 (ingresso gratuito con tessera ARCI)http://www.myspace.com/deltahousebg

 ILSENSODELLECOSE

Luca Barachetti (parole, voce)
http://ilsensodellecose.wordpress.com
+
ivonne_gut (corde, electronics)
http://myspace.com/ivonnegut

 

Poesie e racconti. Glitch elettronici e frammenti blues. Storie d’amore che sbranano e paesi sbranati dall’avanzata dei centri commerciali. La scoperta della morte nella realtà di ogni giorno e un viaggio in Israele e Palestina che rafforza alcune idee e ne scardina altre. Su tutto la voglia di ricordare ed evocare, con un unico fine: provare a dare un senso alle cose che ci stanno intorno.

ilsensodellecose è una reading-concerto che Luca Barachetti (parole, voce) e Alessandro Adelio Rossi ‘ivonne_gut’ (corde, electronics) terranno il 14 maggio al Circolo ARCI Delta/House di Torre Boldone (Bg). Sul palco i testi di Luca Barachetti tratti dal blog http://ilsensodellecose.wordpress.com accompagnati dalla musica di ivonne_gut (http://myspace.com/ivonnegut).

 
Luca Vittorio Barachetti scrive poesie e racconti da quando aveva quattordici anni. Nella vita fa il giornalista musicale. Con Alessandro Rossi e Fabrizio Colombi porta avanti il progetto noise-blues Bancale. ilsensodellecose (http://ilsensodellecose.wordpress.com) è il blog dove raccoglie ciò che scrive e fotografa.

ivonne_gut è un progetto di Alessandro Adelio Rossi, musicista attivo da fine anni novanta. Ha suonato per diversi anni in un gruppo psichedelic-progressive con all’attivo due produzioni. Con IG ha partecipato alla compilation Vegetable Man Project 10″ 2005 Ovni Records. Ha preso parte alle registrazioni del disco “L’estetica del cane” di Dario Antonetti e ha composto la colonna sonora dello spettacolo teatrale “Non sparare agli usignoli”. Con Luca Barachetti e Fabrizio Colombi forma il gruppo Bancale.

Coproduci

Maggio 4, 2008

il mattino ti sveglia ed è già tremendo alzati anche se è stata una notte sull’inferno l’anima registra e riproduce sempre il peggio che ti abitua a sette e mezza di mal di testa di caffelatte fermo e freddo nello sterno: è il colore delle pozzanghere che sull’asfalto ti aspettano. ma non puoi fermarti perché tu produci anzi

coproduci.

all’incrocio il semaforo è rosso e non vedi nessuno perché non provi a sfidarlo e vada come vada ma l’immagine di un santo ti guarda dal cruscotto e tu non senti niente e il niente è il tuo qualcuno: sono le otto e non sei sola al mondo c’è un girotondo la fuori che grida aiuto. ma devi andare avanti che tu produci quando

coproduci.

ricordi il sabato la spesa il suv di tuo marito il vostro silenzio sui sedili spezzato da un dito che batte sulla portiera ed è un martello di rito fino alla sera cocaina per tuo figlio: in un’ipotesi di strage correrà il suo miglio intanto che gli mostri il tuo male dicendogli produci ma non sai che tu

coproduci.

e all’improvviso ti fermi e non senti neanche i clacson il cielo piove ed è il tuo pianto come un masso che ti trascina dal marciapiede al ponte, sono le nove e sotto un fiume scorre cercando proprio la tua altezza: pensare ai bilanci non ti servirebbe, ora sciogli i tuoi lacci e compi la tua scelta. non è vero non produci hai capito solo ora che

coproduci.

Una sega

Aprile 25, 2008

dice il mio amico Francesco
che prima di uscire lui si masturba
perché così i feromoni vanno nell’aria
e nel naso delle ragazze che poi
lo vogliono di più.

adesso anch’io, prima di uscire
il vestito pulito le scarpe nuove
i capelli a posto il profumo spruzzato
e una sega
che mi posiziona meglio sul mercato,

proprio come aidayespica
o un peluche di vombato.

Crepa

Aprile 8, 2008

 

ora prendi le tue quattr’ossa ed esci
o rimani ed entra nel tempio scarso di quest’uomo.
o fuori o dentro: la soluzione è
rosari di scariche
orgasmi di terra contro figli di cemento.

uccidere è un buon modo di fingerti
ma non sarò l’animale arrabbiato ferito
ma la ferita nel tuo animale vertebrale,
o lasciati trovare nel volo degli angeli
tra i pesci azzurri a scopare nei porti.

la terra trema per l’aratro del tuo cuore
per il tuo fegato appaltato ad insegne brillanti.
tutto ti scivola interno scivolando negli istanti
ma è inchiodata al mattino la paura di perderci.

la soluzione è
rosari di scariche, arrivare nella polvere
e romperci per rompere.

crepa.

Megattera

Marzo 30, 2008

è un porto che non conosco
quello dove poter partire
per un buon posto per un ricordo –
prendi le lance ma io non vengo
ancora…

non esce il Capitano, questa nave
non parte, la tiene dalla prora
una mano di madre, una trave
è la mia schiena infilzata
alla mia ora,

bada a te stesso, uomo.

nella bocca d’acqua si cade
come dentro una secchia
di mondo brutto, crolla un pezzetto
e il resto è tutto nella buca:
nel legno, ti aspetto nel legno

Luca.

Megattera
è la parole femmina
che devo scacciare
per pronunciare ancora

mare
mare

mare
mare.

Senza titolo

Marzo 24, 2008

tradiscono i sogni:
i grassi sogni di persone
che non ho più
che non ho ancora,
corvi mattutini sulle spalle
e larghe mancanze di corpi
e passeggiate.

è tutto un contare
quanto di più e di meno
si è soli oggi e si è soli domani,
aspettando disperatamente
enormi malattie o mostri dai laghi

perché mai verrà un grande maniscalco
a serrare dentro forti portoni
questi campi di draghi.

Pharmakos?

Marzo 21, 2008

c’è stata ancora una resurrezione:
ma per effetto clinico, chemioterapico,
medicalizzato. in un tempo assoluto sì,
ma di assoluto tecnico.

l’uomo Nuovo è nuovo di tessuto
e arteria. tutta la sua forma
è nella radiografia, la salvezza
nella spinta dell’ago. ha vinto il trapianto
sulla tragedia.

sulla croce subito una plastica al costato
e poi niente più sangue e acqua,
niente più senso.

ma contro il cuore purtroppo nessuna tecnica:
solo fuga e farmaco,
solo stordimento.

Tu manchi

Marzo 19, 2008

Tu manchi
da questa casa

senza tende
senza vetri
senza finestre

da cui sfuggono lontane
tutte le canzoni d’amore

che vorrei cantarti

quando tornerai dal fronte
del tuo cuore scompagnato.

(I primi due versi sono ricalcati dalla poesia “Tu manchi da questa camera” di Mariangela Gualtieri)

Crinale

Marzo 17, 2008

una spada che divide, io sono
la mia spada che divide:
che esplode sulle pianure
che scalcia paure come bestie
che spezza attrattive e teste,
i tuoi soldi sogni giorni
che azzardi sprechi e perdi.

qui è il mio odio, qui è il tuo chiodo
e quattro saranno la tua croce
che il sangue è la mia voce
e mi lascia attento in piedi:
là dove pace non vedi
ma solo bene e male,
perché non c’è pace ma solo bene e male.

in open space, give me my hate,
a hate in face, give me my hate.

un crinale di fuoco, uno spacco di carne
che è il mio fuoco addosso di lame e fiamme,
la ferita da cui nasco scintillante e duro:
d’odio e sangue una giustizia, un muro.

in open space, give me my hate,
a hate in face, give me my hate.

a Clint Eastwood.

Corteccia

Marzo 11, 2008

e tu mi chiedi cosa è il mio vuoto
io ti rispondo di un mattino
che lascia immoto e muto.

deraglia un malincuore, strappa
quest’uomo trapassandolo di lato:
un pesce nell’ammazzatoio,
un fabbro che batte eterno,
un gorgo che travolge
e tiene illuso e infermo.

ma tu mi chiedi cosa è il mio vuoto,
io ti rispondo senza affanno
di un silenzio puro e scompagnato.

sei tu l’albero fuggito
che nasceva dal mio stomaco
e risaliva penetrando il corpo:
un respiro occupato di rami e foglie,
di sogni e voglie, corteccia dalla carne
ad afferrare un cielo senza forme.

ma tu mi chiedi cosa è il mio vuoto
io ti rispondo di un mattino
che lascia immoto e muto:
un mattino che lascia immoto e muto,
immoto e muto…