Archivio per Febbraio, 2008

Michelangelo Buonarroti a puttane

Febbraio 26, 2008

già passeggiavo putrido in RomaMarket
per l’inpiccionamento merdoso dei marmi, dei sampietrini:
tutto era violento, BELLIFUGO:
tutto mi grattugiava via il buongusto (praticamente un COSMOcesso!):
ma ecco finalmente l’ingresso ai Musei Vaticani!

c’era una codaglia meltingpotica di mandolinati,
d’inpizzati dal «Quanto-sei-bbella-Roma!»:
una gastrocrapula unica, e quindi totalmente meltingdispotica,
di stranieri protoitaliani:
Baschi maionesi, Inglesi in-zuppati di crema,
iperunzioni di mani tra foto Cinesi ai birroGermani
e una Venezuelana-gallinante scema
allimonata a un wusterbellimbüster in mostra:
poco lontani, quattro similafricani sodomizzati
a vomitare i cucchiai riscaldati.

e nella parte migliore, in altre parole in culo alla coda,
s’apprestavan da ore al loro Giudizio Universale
quattro monolipidi ambulanti
recitando (a mani unte e giunte) una Pai d’oro di giaculatorie croccanti,
e un Adamo-magnaccio scopriva l’amore
in due ispezioni (prensili) a sottane:
ma nessuno (NESSUNO!), in via dei Bidoni,
si accorse di tutti i Michelangelo Buonarroti infecondi: a puttane!

Roma nates mundi!

Lanciato perso II

Febbraio 26, 2008

B.u.s. giovanile (Breviario umido sapido giovanile)

Febbraio 23, 2008

Dietro l’autista, Caronte-cardine,si trovano (in ordine):

                                   n° 1 quadribuscherio di anacoreti del “nemo segaiolus est!

                                   (altresì detti uomini delle cazzate plastiche):

caratteristiche:

- promulgatori dell’ «io-non-amoàfotto-fast!»;

- asceti dell’orgasmo

- penegonfiati per le bellegnocche1,

 ingellatti fin sotto le ascelle e, in casus, ai lati e sopra le scrotosacche;

- insomma logosessuofobi: attori del sesso1…: anale?

                                                                                  vaginale?

                                                                                  catarticorale?

                                                                                  algebrico

cioè sessantanovale?

No, manufatto!

Quindi soprattutto falso

perché stampatonetto

sui masturbomuscoli

del polso;

                                   (1note: uomini comunque di sesso sazi giacché arcinoti per i loro arcicazzi)

                                   n° 8 preletterine petulanti

                                   (forse artiste pseudospastiche):

                                   caratteristiche:

- dolenti dei resti semici dei loro amori-shop;

- imbustate dentro un push-upàpassero-up: bidonnicole periche strettosadiche

                                                                                  e quindi turgide cicce,

                                                                                  o silicomassicce

che furon imbalsamate flaccide?

                                   – rettoinclini a buscarlo ovunque,

                                   dunque definite (sìiiiiiiiii!!!) bellevogliose:

                                   ma se arcitruccate: brutte2;

                                   (2note: pomposperanzose anche se vagamente prosciutte)

                                   n° 2 inframatricole

(esclusi, in fondo, in quanto «chiappe troppo elastiche»):

caratteristiche:

- subissati di fangovoci sui rapporti froci dei loro stercocunicoli,

quindi esiliati perché pazzi;

- veri motivi (autoinferti):                                             migliabrufoli,

                                                                                  nanocazzi
                                                                                  e metaldentature ridicole3.

(3note: al di là delle brutture parafroce, eletti a gran voce “busomatricole”)

Note generali dell’autore:        

chiesti ai molti busviaggianti
da quale idioma, fra i tanti,
venisse bus, come parola,
risposero ad una voce sola:
«Bus è latino!».

Lanciato perso I

Febbraio 23, 2008

Housesso

Febbraio 22, 2008

centometrista dell’impotenza quale sono io,
cioè svuotato al perdono nel mio indeclinabile out,
non serro in camice di forza pubiche,
cioè microcintole e fibbie plastometalliche,
il languido prologo di policazzi rafforzati,
di macrotette spronateconchiuse
in capezzoli-scorza (insomma: dermaclacson in pista),
di mani forbite in carezze su donne-rivista,
pudicamente precorse da nudi pancini
(e stronzissimi, annosi orecchini brillini):
l’housesso è il pre-amplesso in quattro battute:
“sei trendy se vendi”
i tuoi motopompini, o i divanisucchiari.
e il Fesso, in parete, si affida a lisergica speme:
«Acìdi in cambio dei pochi glucidi del seme?».

Seme di luce

Febbraio 22, 2008

Senza titolo

Febbraio 20, 2008

da Torino le risaie e gli iperponti, a Milano
di aldonove le parole come botole.
cercarti con le mani interno dentro
l’anatomia degli animali
la malattia di sfinimento.

e in mezzo ciò che lasci manca:
io-con-te che tiene, senza
libri occhiali frottole.

Strada vuota

Febbraio 20, 2008

Il corpo di Nada

Febbraio 19, 2008

il dolore più sacro
il più misterioso
e puro e assoluto
ha trafitto il corpo di Nada.

la sua atavica danza
il sorriso di grazia
di chi troppo ha provato
lo dicono forte:

lei è Edipo – lei è Giobbe.

non solo una croce l’ha affissa
l’ha pure abbracciata e sconfitta:
stretta e divina,
l’ha pure abbracciata e sconfitta.

a Nada Malanima.

Regola

Febbraio 19, 2008

Luis Buñuel

Febbraio 18, 2008

senza di noi porteranno rose
quasi rare sembianze di Chanel,
contro le mie bizzarrie di cavi
e le nostre fantasie di jack.

la bellezza del vento
ti scompigliava il decolté,
e la tua genialità di Pernaud
sulle labbra, i preservativi sulle sedie brillanti, ed io
audiotecnico tra i tecnici ignoranti…
fossi stato invece Fassbinder,
il tuo Luis Buñuel,
almeno l’apatia del cielo
di un tuo nude-set,
avrei scartato tutta la lontananza
e il grande dolore della pornografia.

senza di noi portarono rose
quasi rare sembianze di Chanel,
contro le mie bizzarrie di cavi,
e le nostre fantasie di jack:

ma io… fossi stato Luis Buñuel…

Due soluzioni quindicenni

Febbraio 17, 2008

ho due soluzioni:

una è salvezza lontana,
una profondissima Milena Vukotic,
un sacrario contro il nylon
e contro il dopobarba di mio padre;

l’altra è Arbre-magique di stelle,
gite fuori Testaccio e Nazionali nuove,
Edvige Fenech
ai miei testicoli di carruggi.

ho due soluzioni, ma
io sono altro,
io non mi basto.

(ad Alberto Moravia, liberamente tratta da “Agostino” di A. Moravia)

Fiore

Febbraio 17, 2008

Quindici

Febbraio 16, 2008

la piccola morte verrà alle quindici,
ora cisposa e mezza storta,
ma vera soprattutto quando è domenicale.

passano gli uomini
appena svegliati dai brividi nelle schiene,
hanno fiati malgustosi di pranzi andati a male:
le quindici di Cefa davanti all’Altro,
disanimato come una melagrana di spazzatura
e appeso nella stessa sorte di un maiale:
verrà dopo un gelato alla crema
quel tarlo assoluto e addominale,
durante la paura nell’ispezione del dentista:

mordendo e rimordendo,
se non sarà l’ultimo,
già ti saprà di terminale.

La Rosa del settantaquattro

Febbraio 15, 2008

è mio il ciglio della salita,
l’osservazione dei primi con le bianchi,
le bestemmie degli inseguitori stanchi
e il freddo desiderio dell’arrivo
(con le donne, le coperte).
e fuori dall’albergo della Molteni
mi troverai al mattino; fin dalla sera
avrò visto festeggiare
Eddy Merckx con le Malboro,
ed il vino a proclamare dal Corsera
la classifica a Milano: io dove sono?

sono ciò che assorbe il sudore sul petto,
io sono un poco di giornale,
sono la Rosa del settantaquattro
con un Calimero sgualcito
e la fortuna
del corsivo nero
(l’altissima scrittura di Gianni Brera…).

«Il Cannibale, invece… guardalo là…!
lui sì che ha gambe lucenti da offrire!
lui sì che ha bionde olandesi da farci un po’ tutto!»

io spero in donne fiorite
dalle mie sere a Bovisa,
che almeno si chiamino Wanda, Marisa, Clara.

Datemi i miei occhiali

Febbraio 15, 2008

Utinam

Febbraio 14, 2008

ci sono deserti e rotonde di strade
in questi paesi: non piazze, non gente
che chiacchiera e annusa speranze.
le chiese e i comuni le guardano inermi
e accattano gente, le macchine
di terza in seconda ne ruttan sfrenate
tre quarti di spazio: nessuno rallenta,
chi magari una volta ci prova
lo chiamano scemo i ragazzi e le donne.

i ragazzi cercano a pezzi le femmine
e gonfian le patte per essere i capi,
le donne usano i gomiti a forza
per pigliare da prime le merci.
profittare è una legge da bestie
che ci ha fatto civili e deserti,
e smarriti riempiamo i mercati
e gonfiamo di niente le farmacie.

anche il paese è lanciato nel mondo,
lo succhia col cuore in lattina e gli preme rubarlo.
carnevale non è più solo un giorno:
è il paese crudele, la piazza distrutta,
il tempo immediato e sconvolto
che corre inseguendo gli stomaci,
aspettando lo schianto.

Stella III

Febbraio 14, 2008

Klimt, e perdono

Febbraio 13, 2008

Per le prime parole da Tunisi;
per tutti quegli sguardi d’intervallo;
per le infinite recensioni delle nostre anime;
per il tuoi capelli brand new day
e per il professore morboso che sarei stato
io chiedo perdono.

Per il tuo portamento japan;
per quella guerra che non è mai cominciata;
per quando sei stata figlia di Marte;
per l’avvento del tuo confetto folle;
per tutta la tua discendenza, da Gustav Klimt,
io chiedo perdono.

Per le mille bugie sui Talking Head:
per le lampo smosse, tra le dita di Keith Jarret;
per i tuoi tentativi da scarlet diva;
per gli otto millimetri di corpi nudi, come Von Trier,
e per le ultime dannazioni dei tuoi fiori
io rendo grazie.

Per tutto ciò che non è mai stato;
per queste parole di plexiglas
che sono tutta la tua fede
io rendo grazie.

Intrico

Febbraio 12, 2008